Non bisogna infierire.

Però questa cosa merita un approfondimento.
Premessa doverosa: massimo rispetto per Marius, il giovane "fumettista" di Aversa. Eroico. Ho avuto modo di visitare brevemente la zona e di respirare un po' l'aria del luogo e un'iniziativa del genere è sicuramente importante. E coraggiosissima.

Le mie perplessità sono sul taglio dell'articolo di Claudio Papaianni.
Primo brivido. Nell'articolo si legge "La droga ha su di lei l'effetto contrario: è la sua kryptonite che le dà i superpoteri che ne faranno la paladina dell'anticamorra a fumetti. "
Lasciando perdere la forma. La kryptonite non conferisce poteri. Almeno, a Superman li toglie. Non è una differenza da poco. Nello specifico, se scrivi di fumetti, è una roba mediamente grave. Più o meno come se un giornalista di cronaca politica sostenesse che il Presidente del Consiglio presenta il TG4. Un articolo di questo tipo però credo faccia male sia a Marius che al fumetto in generale. Partiamo dal fondo. Un editore c'era ma poi si è tirato indietro. Suono di violini. Forse perchè spaventato da minacce da parte della criminalità organizzata? Boh. Possiamo uscire di metafora? "Violet" non è un fumetto pubblicabile. Il livello tecnico è quello di un prodotto medio da fanzine, il disegno è insicuro, quando è efficace il sospetto di una 'forte' ispirazione a tavole esistenti è pesante... insomma, che parli o meno di Camorra non è un prodotto pubblicabile. Progetti ben più professionali rimangono senza editore e senza ingerenze della criminalità organizzata.

Questa critica non è rivolta a Marius ma al suo recensore. L'autore ha tutto il diritto di essere acerbo o di voler esprimere nel proprio linguaggio un dissenso e una posizione rispetto a un tema assolutamente prioritario come la lotta alla criminalità organizzata. Il giornalista non ha invece, secondo me, il diritto di presentare questo come un fumetto pubblicabile e Marius come un giovane fumettista. Sarebbe bastato un "nonostante la giovane età" o "nonostante lo stile acerbo"... e avrebbe reso un ottimo servizio a un progetto coraggioso. Sarebbe bastato non porre il problema del "perchè non trova un editore" e non avrebbe implicitamente offeso un'intera categoria. E poi la kryptonite... Boh. Tristezza.

3 commenti:

KoShiatar ha detto...

Ho letto anch'io l'articolo e ho pensato all'incirca le stesse cose.
È chiaro che l'interesse in quest fumetto è suscitato dall'argomento. Ammirevole ma non è un prodotto professionale.
Mi chiedevo anche: non esiste una via differente per parlare di temi sociali nei fumetti? Per forza dev'essere il fumetto di denuncia pesantissimo o il supereroistico simi-americano?

Stefano Ascari ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Stefano Ascari ha detto...

Mah... alla fine ogni strada può andare bene se si persegue l'obiettivo con lucidità. Il modello supereroistico americano secondo me non è tra i più indicati perchè rientra nel filone di storie un po' a-politiche dove l'eroe, il super-umano, risolve problemi o sbaraglia avversari. Che va benissimo per sognare e per emozionarsi, ma che al tempo stesso lancia un messaggio un po' sconfortante all'uomo comune, soprattutto quando si tratta di temi così drammaticamente reali. Vero è che con un po' di coraggio un prodotto popolare (quindi davvero alla portata di tutti) che tratti apertamente certi temi sarebbe proprio ora di pensarlo...