Lunedì Botte _ Hero


Tocca a me.
Quarto appuntamento con "Lunedì Botte" (il primo qui, il secondo qui e il terzo qui).
Sciolgo le spalle e la tensione perché
a) recensire film non è proprio il mio pane e perché
b) io e le arti marziali...

E' una storia lunga, ma in breve riassumibile come segue. Fino a quattro\cinque anni fa per me le "arti marziali" erano sinonimo di "judo" (quello sport un po' da sfigati che si fa scalzi in palestre gelate, almeno qui a Modena) e "Kung Fu" con David Carradine. E vabbè anche "Grosso guaio a China Town".

Però diciamo che a me, in generale, quelle cose lì non piacevano tantissimo: piacevano a persone che a me non andavano tanto giù e sapete com'è... Poi succede che, discutendo di storie e cose varie con un amico durante una lunga notte al volante, iniziamo a parlare di wuxiapian. E finalmente, molto lentamente, tutte quelle capriole e quelle coreografie poco probabili iniziano ad acquistare senso. Recupero qualche film, persino un romanzo (questo qui, che, mannaggialllui è solo il primo di una serie ovviamente mai completata almeno in italiano). Insomma, arrivo a "Hero" in seconda visione, nella splendida cornice del Super Cinema Estivo di Modena (con ghiaia per terra, ghiaccioli "Pinotto" al bar e luce del palazzo di fronte a fare interferenza nel tiepido cielo  notturno di metà agosto). Ed è un'epifania.
Avevo già visto "La foresta dei pugnali volanti" di Zhang Yimou che mi era discretamente piaciuto (c'erano cose bbuone e cose meno bbuone).

Una cosa bbuona della "Foresta dei pugnali volanti."
Un'altra cosa bbuona.
Una cosa meno bbuona (sarà ma a me Takeshi Kaneshiro è sembrato per tutto il tempo la versione mora e meglio vestita di Legolas).
Comunque sia "La foresta etc. etc." mi era piaciuta abbastanza da portarmi al cinema in pieno agosto a vedere "Hero". Io e settecento zanzare padane.
Jet Li è su un altro pianeta rispetto a Takeshi 'Ciuffo' Kaneshiro. Aveva già menato mica male Mel Gibson in Arma Letale 4 (all'epoca mi dispiacque molto per il buon Mel, col senno di poi altri due calci in pieno volto non gli stavano neanche male) e aveva fatto un altro mare di film decisamente tosti. E intorno a lui c'era un cast mica da ridere, almeno per me, entusiasta neofita: c'erano degli attori che distinguevo agevolmente gli uni dagli altri (cosa che può sapere di affermazione un pelo razzista ma che è un problema oggettivo nell'affrontare la cinematografia orientale per chi è abituato a vedere film dove uno dei due buoni è di solito bianco e l'altro afroamericano).

Ma veniamo al film. La struttura del racconto è assolutamente incredibile, raffinatissima e fiabesca. Si palesa in modo progressivo con il procedere (e ovviamente non si può usare questo verbo a caso) ed è splendida nella sua perfezione geometrica. Mi piacerebbe avere gli strumenti per argomentarlo meglio, ma la storia di Senza Nome possiede quel tipo di immobilità perfetta che credo rappresenti l'essenza stessa del wuxiapian.

Noi siamo abituati agli eroi "imprevisti": il bambinello che con un colpo di genio salva la terra in modo del tutto inatteso o l'eroe che benchè colpito a morte etc. etc. Qui no. Il re di Qin è il potere assoluto. Non ci sono sotterfugi possibili, non ci sono vie nascoste per raggiungerlo. La scala 'assoluta' (così enorme da eludere i limiti dell'inquadratura) che Senza Nome sale all'inizio del film rappresenta in modo eccellente il potere intoccabile e inattaccabile: il re di Qin è inviolabile nel corpo (soprattutto dopo l'attentato fallito da parte di Cielo, Spada Spezzata e Neve Che Vola) e il suo potere è inviolabile nella sua struttura (la sua corte e il suo esercito sono sterminati). Questo punto non è trattabile. Per lo spettatore occidentale magari suona strano. "Ma scusa non c'è una mappa delle fogne così uno striscia sotto la stanza del trono... etc. etc." Noi le cose le risolviamo un po' così e mica solo al cinema. Ma vabbè.

Senza Nome si piazza davanti al re e inizia a raccontargli una storia. Visibilio assoluto: una struttura narrativa così solida e antica da far venire i brividi per la sua pulizia. E che permette pure di giocare con tempi della narrazione non lineari. E via. Uno dopo l'altro si succedono combattimenti che, nella loro potenza visiva, varrebbero singolarmente l'intero film.


E qui di nuovo lo spirito wuxiapian (o quello che ne ho carpito in questi anni): i guerrieri coinvolti sono tutti "i migliori" nella loro disciplina. Non c'è oscillazione o disparità nella tecnica: sono pari. L'oscillazione sta nei loro cuori, nelle loro motivazioni: quando un guerriero cade sconfitto non è mai per una carenza tecnica, ma per un'oscillazione dello spirito. Che sia la consapevolezza della missione di Senza Nome, il dolore, l'esitazione... non vince "il migliore" o il "più forte". Vince quello capace di restare saldo nella propria integrità morale.

Anche Senza Nome prosegue nella sua missione con lo stesso principio ben chiaro in mente. Non potrà uccidere il re per quanto vicino gli possa arrivare. Lo sa bene. O forse potrebbe ma non potrebbe rimuovere il potere che il re rappresenta. Potrà ambire soltanto a incrinare l'immobilità dello spirito del sovrano con il suo ultimo e incredibile atto di guerriero (che apre, a dieci minuti dalla fine, a una delle sequenze più impressionanti e potenti della storia del cinema, quasi religiosa nell'ossessivo ripetersi corale della parola "Execute!"). Che poi fa ridere che, sempre da buon occidentale, appena ti fanno vedere uno mandato da morte da un re indeciso su suggerimento di una folla ottusa, subito pensi "Ma è come la Bibbia!" e sei tutto contento.
Permesso.
Torniamo a "Hero" e ai suo indimenticabili ultimi dieci minuti. Il racconto salda il conto: un dispendio di energie, di vite, di colpi di spada, di lancia e di frecce incredibile, incalcolabile. Tutto per far vibrare una nota imprevista nel cuore indurito di un sovrano, con conseguenze inimmaginabili per la storia dell'intera nazione.
Potremmo fare capriole semantiche sul fatto che Senza Nome ci sia mostrato morto solo "in assenza" a chiudere in modo simbolicamente perfetto il film, potremmo ripercorrere la gamma cromatica dei singoli duelli e interrogarci sul senso di ogni singolo colore o chiederci in effetti se fare perno sulla punta della spada appoggiandosi al pelo dell'acqua di un lago di montagna sia fisicamente plausibile... ma mi sa che siamo già un po' lunghini. Appassionati o meno di Botte e di capriole "Hero" è un film imprescindibile. Capito?

Il prossimo appuntamento con "Lunedì Botte" dovresti trovarlo proprio qui.

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